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martedì 17 marzo 2015

Robben Island - Rabbia e Commozione

carcere di Robben island























La prima volta che ho sentito parlare di Apartheid avevo più o meno sedici anni.
In quel periodo la segregazione razziale era finalmente superata in diversi stati africani ma sopravviveva in Sudafrica, dove l'ultimo primo ministro Botha, eletto nel 1984, si opponeva a un dialogo con l'ANC (partito di Mandela). Fu in questo periodo che, finalmente, il resto del mondo prese posizione contro il regime attuando pressioni mediatiche e sanzioni economiche.
I telegiornali mandavano in onda le immagini delle sommosse di Soweto ed io cominciavo a guardare oltre il mio piccolo mondo indignandomi per ciò che vedevo. Una persona di mia conoscenza, tornato da un viaggio in Sudafrica, mi raccontava di strade divise a metà, un marciapiede destinato ai bianchi, e uno destinato ai neri, nel tempo leggendo e informandomi ho scoperto le tante assurdità di questo regime. Pura follia... il divieto, pena la reclusione, di formare coppie miste, genitori che lasciavano morire i propri figli per non farli soccorrere da infermieri di colore, bambini bianchi che se abbronzati non potevano sedere negli scompartimenti ferroviari dei bianchi fino a quando non veniva appurato che erano davvero bianchi...
Lo sapete vero che il primo trapianto di cuore è stato fatto in Sudafrica a Cape Town? Beh, pare che sia slittato perché il professor Barnard aveva a disposizione solo un cuore di donatore nero! 
Nel frattempo l'apartheid che inizialmente coinvolgeva tutti i non bianchi, lentamente aveva aperto uno spiraglio alle etnie non nere e qualcosa stava cambiando. Ma mentre lentamente cambiava per indiani, cinesi, malesi etc... per la gente "nera" se possibile peggiorava!
Imparai chi era Nelson Mandela e mi appassionai alla sua storia, nel 1990 leggo il primo libro su di lui "Nelson Mandela di Jean Guiloineau".
























Potete ben capire che per me visitare Robben island è più di un’escursione, è quasi un pellegrinaggio.
Non potevo non andare, non potevo non vedere con i miei occhi questo luogo frutto della cattiveria umana, della negazione ai diritti di vivere che tutti hanno.
Ho comprato i biglietti con largo anticipo per essere sicura di trovare posto, fine anno coincide con le vacanze estive dei sudafricani di conseguenza i biglietti finiscono in fretta, il sito Webtickets è il modo più semplice e comodo per acquistarli.
E' stato un piacere vedere in quanti vanno a visitare l'isola, tantissima la gente di colore, meno numerosi i bianchi. Peccato, avrei voluto vederne di più, ma ho saputo che organizzano visite scolastiche e questa è una buona cosa per un paese che non deve dimenticare e deve imparare a vivere nell’uguaglianza.
Il tour parte dal Nelson Mandela Gateway che si trova a Waterfront esattamente vicino alla clock tower, si può scegliere fra catamarano veloce o le barche originali che erano utilizzate per il trasporto dei prigionieri, io ho scelto una di queste.

Robben island -barca prigionieri























La traversata dura circa un’ora e il panorama di Cape Town visto dal mare è spettacolare, a mano a mano che ci avviciniamo all'isola, la mia testa ricorda tutto ciò che ha letto in merito ad apartheid, Mandela, isola e immancabilmente mi prende tristezza.

verso Robben island

















All'arrivo al molo ci accoglie una guida un po' troppo scherzosa per i miei gusti, io mi sento quasi in pellegrinaggio e trovo certe battute fuori luogo, così mi siedo sul bus che ci porta a fare il giro dell'isola carcere e guardo fuori del finestrino usando ciò che vedo per dar vita nella mia mente a ciò che ho letto. Il giro dura circa quarantacinque minuti e percorre tutto il campo passando davanti al cimitero, alla chiesa, alle celle d'isolamento al campo di lavoro, si ferma per una sosta a un baretto con panorama della baia... in lontananza la città, lo stop finale alle prigioni, dove si scende e si viene presi in "consegna" da una nuova guida che accompagna nella visita interna.

panorama su Robben island
























Questa è la parte più coinvolgente.
La nostra guida si chiama Itumeleng Makwela, è un ex detenuto politico dell'isola, arrestato nel 1982 al confine fra Botswana e Sudafrica perché attivista dell'ala militare dell’ANC; dopo essere stato torturato e sottoposto a una finta esecuzione sulla sedia elettrica, resterà in questo carcere dal 1983 al 1990.
E' lui che ci spiega come funzionava il carcere, le differenze di trattamento fra le varie razze dove i neri e soprattutto gli attivisti politici erano gli ultimi della scala. La prigione era divisa in sezioni, i prigionieri dormivano in camerate direttamente sul pavimento, solo dal 1980 vengono inserite delle brande tipo letti a castello.

carcere di Robben island - camerata























Lui che ancora parla di Mandela con riverenza, definendolo "il nostro leader" pur essendone stato compagno di prigionia per la stessa causa, ci accompagna fra i vari edifici fino ad arrivare alla tristemente famosa sezione B, di cui dice:
-questa è la sezione dei nostri leader, tutti i leader erano considerati molto pericolosi, di conseguenza non era permesso a nessuno di avvicinarsi a questa sezione, se ti avvicinavi, venivi punito.
Nella sezione B i detenuti non avevano camerate ma singole celle è qui che si trova la cella dove Mandela ha passato diciotto anni della sua vita.

Mandela - 18 anni in questa cella
































interno cella Mandela























Itumeleng Makwela parla poco di se, il racconto è di tutti, regole, frammenti di vita quotidiana, conquiste, tutto ciò di cui parla è espresso al plurale, solo una frase gli scappa al singolare, quando ci racconta delle celle d’isolamento:
- Non è bello stare in isolamento perché si è soli in una cella buia e non puoi parlare con nessuno, un solo pasto il giorno e pessimo.
Tornando subito al plurale:
- Alcuni prigionieri quando uscivano dall'isolamento erano molto malati e la luce improvvisa dopo i lunghi periodi di buio poteva accecarli.
Quanta rabbia mi sale mentre quest’uomo parla e mi vergogno perché in lui rabbia e rancore non esistono o almeno non traspaiono, solo il tono di voce più forte, più alto sottolinea alcuni frangenti, alcuni concetti. Esattamente come ha insegnato il suo leader, ha fatto tesoro di ciò che ha vissuto per trasmettere agli altri, per perdonare e provare a creare un Sudafrica migliore.
Non vi racconterò di più perché Robben island, va vista, va in qualche modo "vissuta”.

Cava lavori forzati dove lavorava Mandela
Cava dove lavorava Mandela























Fax simile schedario detenuti
Robben island - scheda detenuti























Mentre usciamo dalla sezione B, mi attardo nel corridoio ormai vuoto.

Robben island corridoio sezione B























Tutti gli altri già vanno verso il molo, siamo solo Andrea ed io, lui scatta le ultime foto mentre io commossa mi dirigo verso Itumeleng per stringergli la mano. Sono la solita frignona e con una lacrima che è di tristezza, ma anche di ammirazione gli chiedo di scrivermi il suo nome e le date della prigionia, Andrea ci raggiunge e lui ci chiede da dove veniamo.
Ringraziandolo gli diciamo che siamo italiani, onorati di averlo conosciuto e che, per quel poco che può valere, parlerò di lui sul mio blog.

Itumeleng Masekela
Itumeleng Masekela - ex detenuto politico







martedì 24 febbraio 2015

WATERFRONT: Turisti e vetrine

Se c'è un posto che tutti i turisti conoscono e visitano non solo a Cape Town ma in tutto il Sudafrica, questo è Victoria &Alfred Waterfront.
Un bellissimo ed imponente esempio di recupero architettonico questo quartiere "marino".

Waterfront























I docks del vecchio porto, sapientemente restaurati, hanno ripreso vita trasformandosi in un modernissimo centro commerciale dove troverete di tutto ma certamente non a buon mercato.

Victoria Wharf

Docks Waterfront























Dalle catene internazionali alle lussuose gioiellerie, quasi a ricordare che il Sudafrica è uno dei maggiori produttori di diamanti, ristoranti di alto livello ma anche fast food e ancora centri benessere e saloni di bellezza, spazi espositivi per artisti d'avanguardia...insomma, se c'è un quartiere very cool nel continente africano, questo è il Waterfront di Cape Town!
A fare da sfondo la Table Mountain e come colonna sonora i tanti concerti degli artisti di strada.

Table Mountain e Waterfront























Artisti di strada - Waterfront























Sempre qui si possono acquistare crociere di una giornata o mezza o anche solo per un aperitivo al tramonto in catamarano o sulla nave pirata e ancora escursioni in elicottero per sorvolare la Table Mountain e tutta la Penisola fino a Cape Point.

Crociere - Waterfront























Ma è anche un grandissimo schiaffo alla povertà, non tanto per i negozi che tutto sommato non sono nemmeno così sfacciatamente sfarzosi, ma per gli alloggi e le imbarcazioni.
Un attico, nel quartiere residenziale di Marina Waterfront, può arrivare a costare 4 milioni di euro ed è in fase di ultimazione un lussuosissimo hotel a 6 stelle.

Waterfront














































L'ultimo giorno dell'anno, pranzando in un ristorante che affaccia sull' Alfred basin, abbiamo assistito ad una sfilata di yacht da "paura". Ricchi, penso ricchissimi snob che uscivano in crociera, probabilmente per andare a festeggiare con gli amici il capodanno godendosi i fuochi d'artificio che allo scoccar della mezzanotte avrebbero illuminato  il Waterfront e la città.
I panfili che si sono susseguiti, lunghi molti metri, alti diversi ponti, spesso con una manciata di persone a bordo mi hanno fatto male. Pensare a quanto potrebbero fare queste persone per il loro popolo, a quante piccole case di pietra si potrebbero costruire con uno solo di questi bestioni nelle immense township di Cape Flats dove migliaia di persone vivono in baracche di ondulina.
E non posso non pensare alla tanto temuta criminalità che porta a creare residence recintati da alte mura elettrificate con tanto di servizi di sorveglianza 24 ore su 24.
E mi vien da dire che a volte siamo noi a creare quel fenomeno metropolitano che si chiama delinquenza, con la nostra ricca ostentazione.
Che vi devo dire, il Waterfront è bello ma personalmente lo metto all'ultimo posto delle cose da vedere, il Sudafrica offre così tanto con la sua natura sfacciata che non c'è paragone, diciamo che ci farei giusto una capatina per lo sfizio di togliermi la curiosità!
Se invece siete dei patiti della confusione ad ogni ora, della vita notturna e di vizi da jet set, allora non dovete assolutamente perderlo.

Waterfront - la ruota panoramica























La clock tower e alle sue spalle il Nelson Mandela Gateway, da li partono le imbarcazioni per le escursioni all'isola prigione di Robben island.
Waterfront - la clock tower


























venerdì 13 febbraio 2015

SUDAFRICA - alla scoperta dell' Western Cape

Conoscete bene ormai la nostra passione per questo paese, così come per l' India che ci ha avuto ospiti per ben 5 volte, il Sudafrica sta diventando per noi una seconda casa.
Questo inverno abbiamo deciso di approfondire una zona toccata solamente di sfuggita nel viaggio in camper del 2010.
L'unico problema è che ci vorrebbero mesi per vedere bene tutto e così noi ci dedicheremo solamente alla costa.
Il nostro itinerario si snoderà da Cape Town e la Penisola del Capo, fino a sconfinare nella provincia dell' Eastern Cape per dedicare alcuni giorni al safari a cui non vogliamo assolutamente rinunciare.
Se volete seguirci in questa nuova avventura non avete che da aggiungere il blog fra i preferiti, poco alla volta vi racconterò le meraviglie delle nostre tappe.

Cape Town visto dalla Table Mountain

















I primi giorni passati a Cape Town con la scoperta della città, il quartiere di Bo Kaap, di cui vi ho già parlato, il Waterfront e la sua elegante Marina, il centro città  fra storia e mercatini e l' emozionantissima visita a Robben Island


Cella Mandela























Ci spostiamo al Wilderness National Park dove pochi turisti occidentali fanno tappa e dove noi ci siamo goduti un bel giro in canoa

Giro in canoa























Siamo arrivati oltre Port Elizabeth per raggiungere l'Amakala Game Reserve per regalarci 3 giorni di safari, ebbene sì questa volta non in self drive, ma rigorosamente accompagnati da ranger. Ma dal momento che noi dobbiamo sempre trovare qualcosa di "diverso" abbiamo scelto di dormire in un campo tendato da "pionieri" piccolo e raccolto e soprattutto senza elettricità!

Panorama Amakala








Tornando sui nostri passi facciamo tappa allo Tsitsikamma National park. Chi di voi conosce queste foreste secolari, le poche restate intatte dalla colonizzazione?
Questa è la zona degli sport estremi o semplicemente avventurosi, qui potete lanciarvi da uno dei ponti più alti del mondo per un bungee jumping da urlo, oppure fare discesa in corda doppia o ancora scendere lungo torrenti con i tubing.
Noi abbiamo scelto di provare a volare, lasciandoci scivolare in mezzo alla foresta fra un albero e l'altro agganciati a cavi d'acciaio: il canopy tour è una divertente esperienza accessibile a grandi fino 70 anni e piccini a partire dai 7 anni.

Panorama Tsitsikamma






E ancora costa e sempre costa con la deliziosa sosta a Cape Agulhas, dove l'oceano Atlantico e l'oceano Indiano si danno la mano senza lasciarne segno, la toccata e fuga a Gansbaai per permettere al mio pazzo marito di fare un bagnetto in compagnia dei famosi squali bianchi.
Per finire sulla Penisola del Capo fra pinguini, fari, spiagge e scogliere...Cape Point, la Table Mountain e la famosissima Chapman's Peak una delle più belle strade panoramiche del mondo.
Insomma 2500 chilometri di ohhh e di wow, 2500 chilometri che vi invito a rifare con me, pezzetto alla volta.

tramonto



venerdì 30 gennaio 2015

Bo-Kaap, un quartiere a colori

Quartiere Bo Kaap























Non so perché le guide si ostinino a scrivere di fare attenzione in questo quartiere, lo definiscono pericoloso, consigliano di venirci accompagnati.
Noi lo abbiamo trovato tranquillissimo!
Turisti a passeggio, bambini che giocano, donne velate con la borsa della spesa...e tutti sorridenti e gentilissimi, mah!

Panoramica Wale Street























Questa è una delle zone residenziali più vecchie di Cape Town, le prime case risalgono alla fine del 1700.
Fondato dai primi schiavi liberi , chiamati Cape Malay (malesi del capo) in realtà queste genti provenivano da India, Madagascar, Africa, Sri Lanka e solo una piccola parte era malese, nel tempo è diventato il quartiere degli islamici della città.
Una chicca il Bo Kaap museum al numero 71 di Wale St., bell'esempio di casa e di vita di una famiglia musulmana benestante nell'Ottocento.
All'origine dell'abitudine a dipingere la case con forti e allegri colori, l'idea degli schiavi di contestare le regole che avevano dato loro i bianchi, ossia l'obbligo di vestire con abiti di colore scuro.

Per le vie di Bo Kaap























Il quartiere è ancora abitato per la maggior parte da musulmani, è qui che si concentrano le moschee della città, ma sta diventando sempre più oggetto di attenzioni imprenditoriali, le casette vengono acquistate e ristrutturate per creare b&b di charme e baretti dal tocco etno chic, di conseguenza si sta trasformando in una delle zone più trendy della città.
E a noi...ci piace...!

Moschea

























Il giro classico si snoda fra la Wale St., la via principale che dal City Bowl (il quartiere che definisce il centro città) sale verso Signal Hill (collina che è parte integrante della city mother ) e le laterali Buiten-gracht St,, Chiappini St. e Rose Ln.

Wale St. (il cartello probabilmente è scritto in africaans)
























Chiappini street e Rose Lane sono le vie più fotografate, in particolare l'incrocio fra Wale street e Chiappini street è il punto più immortalato, se avete visto delle fotografie di questo quartiere multicolori, molto probabilmente saranno di questo angolo!

Bo Kaap



































Ci sono case blu

Bo Kaap

































case gialle - case arancio

Bo Kaap






case rosa - case verdi

Bo Kaap























le mie preferite sono quella verde mela e quella ocra

Bo KaapBo Kaap

















































Ma qui gli scatti si sprecano, ad ogni passo le dita prudono, ci sono mille scorci, mille piccoli particolari che fanno "scattare" la fantasia di chi ama la fotografia. E come sempre scatta la gara a chi scopre più soggetti, Andrea ogni tanto me ne "ruba" uno e io mi arrabbio perché so già che la sua foto sarà migliore della mia. Ma capita anche l'eccezione e quando succede sono contenta!



















































Se decidete di dormire in città, valutate la possibilità di dormire qui, è comoda perché si trova in posizione centrale rispetto al centro della city e il Waterfront e se siete buoni camminatori non avrete bisogno di nessun mezzo.
Vi ricordo però che alcune vie e alcune zone della città è bene non frequentarle dopo il calar del sole, quindi per spostarsi la sera usate i taxi e sappiate che non si prendono fermandoli con un cenno della mano ma si prendono ai posteggi o telefonando, ma di certo ogni ristorante vi farà la cortesia di chiamarlo per voi.
Bo Kaap



sabato 5 luglio 2014

Kruger National Park

IL PARCO
20.000 km quadrati di estensione, circa 350 km da nord a sud e 60 da est a ovest, il Kruger National Park è uno dei più grandi, antichi e famosi parchi dell’Africa, nonché, il più grande parco nazionale del Sudafrica e il più visitato.
Noi ci siamo stati per la prima volta nel dicembre del 2010, inserito in un viaggio che ci ha portato ad attraversare il paese in camper percorrendo oltre 4500 km in 14 giorni, da Cape Town lungo la costa fino al S. Lucia Lake e poi salendo fino al Blide river canyon per finire all'interno del Kruger e consegnare il mezzo a Johannesburg.
Questo è stato il nostro primo incontro con il safari e gli animali africani ed inevitabilmente è stato un colpo di fulmine, tant'è che in questi quattro anni siamo tornati in Africa ben quattro volte e due di queste anche e soprattutto al Kruger National Park.
panorama con elefante














Il parco vanta una grande abbondanza di fauna permettendo l’avvistamento dei Big Five (bufalo, elefante africano, rinoceronte, leone, leopardo) e non date retta a chi dice che questa non è Africa o che è come andare allo zoo, gli animali del Kruger vivono la loro vita esattamente come nel Masai Mara o nel Serengeti, ogni giorno combattono per la sopravvivenza visto che nessuno gli porta da mangiare e che grazie al cielo non sono chiusi in gabbia.
Carcassa di elefante-Kruger national park
















In realtà potrebbe sembrare uno zoo al contrario, la sera quando si rientra nei campi in “gabbia” ci siamo noi! La fondamentale differenza è che qui il safari lo fai da solo in un ambiente salvaguardato e rispettato. E quando dicono che a volte ci sono situazioni caotiche con assembramenti di auto nei pressi degli avvistamenti, è vero, ma se ci si attiene alle regole di comportamento, tutti si riuscirà a vedere gli animali senza disturbarli e infastidirli…in ogni caso state pur certi che gli animali se non sono a loro agio se ne vanno. Ma mi risulta che non sia così diversa la situazione negli altri parchi africani, un esempio? La famosa migrazione con attraversamento del fiume nel Masai Mara si ritrova con situazioni ugualmente caotiche e se nel Kruger ci sono una decina di auto vicino ad un leone, qui arriviamo a numeri  ben superiori. Quindi io non parlerei di differenza di luoghi, ma di differenza di modi.

UN PO’ DI INFORMAZIONI
Il Kruger National Park si trova nella zona a nord est della nazione e confina a nord con lo Zimbabwe e a est con il Mozambico con i quali, il 10 dicembre del 2000 è stato firmato un protocollo d’intesa per la formazione del Great Limpopo Transfontier Park per  condividere il territorio del Kruger con i parchi: Limpopo National Park (Mozambico), Gonarezhou National Park – Manjinji Pan Sanctuary – Malipati Safari Area (tutti in Zimbabwe). Quando la condivisione sarà completamente attuata, il territorio avrà un’estensione di 35.000 km quadrati.
Al momento i parchi collegati sono: Kruger e Limpopo, da quando nel 2002 è stata abbattuta una parte di recinzione che li univa e nel 2006 una seconda parte, agevolando così il passaggio fra i due parchi.
Negli ultimi due anni però, a causa di una massiccia attività di bracconaggio il Sudafrica sta pensando di fare una marcia indietro, e tornare ad erigere la recinzione. Se vuoi approfondire l'argomento (clicca qui).
Mopani rest camp-Kruger national park



Punto di forza del parco è la possibilità di fare safari in modo totalmente autonomo e alloggiando nei numerosi campi ben attrezzati, poter stare per lungo tempo facendo così l'esperienza di vivere immersi nella natura senza spese esorbitanti.

Olifants rest camp-Kruger national park

Non tutto il parco è aperto al self-drive, una parte è occupata da concessioni e riserve private con appannaggio esclusivo dei propri ospiti e seguendo criteri di gestione diversi da quelli nazionali, vi assicuro comunque che il territorio “libero” resta la parte maggiore, inoltre ci sono diverse aree del tutto non accessibili tenute volutamente chiuse al traffico per meglio salvaguardare il territorio. (mappa clicca qui)


Il Kruger si raggiunge facilmente da Johannesburg con collegamenti aerei giornalieri su Nelspruit, Hoedspruit e Phalaborwa o con 4-5 ore di auto nella zona meridionale e circa 7 in quella settentrionale. La parte meridionale è la più visitata, essendo quella più facilmente accessibile, ed avendo la maggior concentrazione di animali, ma il parco meriterebbe di essere esplorato in tutta la sua lunghezza per poter meglio conoscere i vari ecosistemi, le specie che li abitano e le loro abitudini. I mammiferi sono distribuiti su tutto il territorio ma ogni specie predilige un determinato habitat.
Noi, in tre visite, lo abbiamo attraversato tutto. Da nord a sud, non tutte le piste ma una buona parte e ci restano da percorre i 4 percorsi off road di cui vi parlerò a tempo debito. La prima volta direi che è stata una toccata e fuga, le quattro notti passate all'interno del Kruger sono servite a farci venire fin dal primo giorno l'irresistibile necessità di tornare, anche perché devo dire, che non esistono molti siti che ti spieghino bene come muoversi nei safari in self drive, come gestire al meglio la giornata, che campi scegliere etc...etc...Forse perché la maggior parte dei turisti stranieri dedicano veramente poco tempo all'esplorazione di questo parco, mediamente non più di 2/3 notti poste all'inizio o alla fine di un viaggio itinerante, e vi assicuro che in questo tempo se non si arriva ben informati si perde almeno un giorno per capire come funziona il tutto! Per noi, appassionati di natura e fotografia per quanto a lungo vi abbiamo soggiornato non è mai stato abbastanza! Così ho pensato di fare un articolo dedicato solo al Kruger, per poter spiegare, spero in modo abbastanza completo, cosa è, come è strutturato, cosa si può fare all'interno e in quale modo. Probabilmente un solo articolo non sarà sufficiente, c’è tanto di cui parlare!

TERRITORIO
Kruger est meridionale:
E’ caratterizzato da vegetazione rigogliosa per le abbondanti precipitazioni che si riversano in questa zona; negli ultimi anni nella stagione delle piogge si sono verificate consistenti alluvioni. Praterie intervallate da fitti boschi con una grande varietà di alberi: acacie, salici del bush, sicomori, mentre per quanto riguarda la fauna la fanno da padroni rinoceronti bianchi, bufali e zebre.
Kruger centrale e orientale:
Racchiuso fra l’Olifants river a nord, che delimita il confine fra regione del Limpopo e regione del Mpumalanga, e il Crocodile river a sud, che crea una barriera naturale nella delimitazione del parco stesso, è la patria dei predatori.
Le precipitazioni, mediamente intense, rendono il terreno fertile, nelle ampie pianure che si trovano nella zona del Satara Rest Camp si incontrano distese di pascoli intervallati da qualche acacia e alberi di marula, habitat di impala, zebre, gnu, questa zona è famosa per gli avvistamenti dei felini, soprattutto leoni che qui trovano prede in abbondanza.
Kruger settentrionale:
L’albero più diffuso è il mopane di cui gli elefanti sono ghiotti, conseguenza la presenza massiccia di questo splendido animale, soprattutto nella zona fra l’Olifants Camp ed il Letama Rest Camp.
Kruger estremo nord:
Da Punda Maria fino al confine con lo Zimbabwe, questa zona si trova in fascia tropicale, qui i padroni di casa sono i maestosi Baobab e durante l’inverno è molto frequentato dagli elefanti che vengono a pascolare nelle praterie tra i fiumi Luvuvhu e Limpopo, in questa stagione è possibile avvistare anche leoni e leopardi soprattutto intorno al Shingwedzi Rest Camp. Paradiso per chi ama il birdwatching che può contare su un’elevata presenza di avifauna con numerose specie non presenti in altre zone.

CLIMA
Sostanzialmente due sole stagioni: l'inverno che coincide con la stagione secca, da maggio a settembre; l'estate, dove si concentrano le piogge, da ottobre ad aprile. Dicono che l'inverno è la stagione migliore per vedere gli animali, grazie alla vegetazione più rada e che non ci sono insetti, tanto meno zanzare, che le giornate sono solitamente terse e piacevolmente calde, le notti si caratterizzano da stellate indimenticabili, ma molto fresche, con punte (rare) vicino ai 0 gradi. Noi siamo stati in estate, le temperature notturne sono molto piacevoli mentre quelle diurne possono essere veramente torride, con punte abbondantemente sopra i 40°, ma la nostra esperienza è stata sempre positiva essendo abituati all’afa ferrarese il caldo della savana non lo abbiamo trovato così fastidioso soprattutto perché l’escursione termica fra il giorno e la notte fa sì che si riesca sempre a dormire senza problemi, anzi, se si dorme in tenda spesso verso mattina serve una coperta!  Alla fine i momenti che possono risultare fastidiosi sono le ore a cavallo fra le 11 e le 16 del pomeriggio, ma se si impara a muoversi  in genere quelle sono le ore in cui ci si riposa presso i campi, in piscina o negli alloggi. Le piogge, possono essere un vero toccasana, e i temporali africani sono così coreografici e violenti da regalare fotografie spettacolari.  La vegetazione esplode, per questo motivo la visione degli animali è più difficile, ma comunque possibile,  la savana è in fiore (soprattutto da ottobre a dicembre) le acacie sono bellissime e profumatissime
Kruger parrk-Acacia
















gli alberi fanno i frutti (dicembre-febbraio), per gli amanti del birdwatching (osservazione degli uccelli) è un paradiso, ma non andate se avete la fobia degli insetti, in questo periodo sono al massimo della presenza, se invece siete amanti del genere potrete contare su macro spettacolari, farfalle notturne di ogni genere, coleotteri , insetti stecco e tanti altri… non conosco i cieli di agosto, ma quelli di dicembre non li scorderò mai…
Notte di stelle in Africa























E’ il periodo in cui avete più ore a disposizione per il safari, poiché le porte dei campi aprono all’alba e chiudono al tramonto, in questo periodo potete contare su 14 ore per girare liberamente anche se alla fine le vostre uscite si concentreranno sulle ore del mattino dalle 4,30 apertura dei cancelli alle 10,30 più o meno  e in quelle del pomeriggio generalmente dalle 16,00 alla chiusura dei cancelli alle ore 18,30.
Il nostro ultimo viaggio è stato ad aprile di quest’anno e devo dire che è un periodo perfetto per andare, la stagione delle piogge volge al termine, la vegetazione è meno rigogliosa che a dicembre, pur restando gli alberi e le zone al limitare dei fiumi, piacevolmente verdi, il bush sta ingiallendo e la savana inizia a prendere la colorazione tipica del periodo secco, così la visibilità degli animali ne giova. Le giornate sono calde ma non fastidiose (25/27 gradi), le serate sono influenzate dal caldo del giorno, se la temperatura si è alzata molto (30/35 gradi), generalmente la sera si potrà stare in maglietta e pantaloncini, ma possono esserci serate adatte alla manica lunga e a volte anche ad una leggera felpa. La notte la temperatura scende intorno ai 17/18 gradi, a volte un po’ meno, e si dorme benissimo con il panno leggero. La mattina presto ovviamente è il momento più fresco della giornata e non è difficile che serva il pantalone lungo e la felpina anche se appena il sole si alza oltre l’orizzonte, ci si ritrova in canotta e pantaloncini!
Calando le temperature, calano gli insetti ed anche la presenza di molti tipi di uccelli.
Potendo scegliere il periodo in cui andare io vi consiglio questo, almeno fino a che non testeremo altri mesi…

MALARIA
La malaria nel Kruger è endemica tutto l'anno, ma da maggio ad ottobre il rischio è quasi inesistente, io aggiungerei aprile, abbiamo visto pochissime zanzare…(Secondo l'ente del turismo sudafricano, le uniche zone a rischio sono quelle nel Kwazulu Natal da fine ottobre a marzo). Anche durante la stagione delle piogge comunque, non è particolarmente elevato. Piove di più a sud che a nord e poiché la malaria la si contrae più facilmente dove la densità umana è maggiore, le regioni del nord sono meno a rischio di quelle intorno a Skukuza. E' ovviamente impossibile fare previsioni esatte. In ogni caso i sudafricani si riversano nel parco in qualsiasi periodo dell’anno con tutta la famiglia, compresi bimbi in carrozzina e quelli con cui ho parlato mi hanno confermato di non fare nessun tipo di profilassi poiché non erano a conoscenza di nessun caso di malattia contratta in loco. In buona sostanza risultano rarissimi casi di malattia contratta. Personalmente, dopo una brutta esperienza di effetti collaterali avuta diversi anni fa, non assumo più farmaci per la profilassi antimalarica e mi affido a prodotti omeopatici, quelli potete farli sempre senza nessun tipo di problema, oltre ad usare ogni possibile modo protettivo (colori chiari, maniche e pantaloni lunghi, repellenti vari, etc..etc..) E' vero che alcuni dei nostri centri specializzati tendono a sopravvalutare il rischio, consigliando spesso terapie che nel contesto del viaggio sono esagerate relativamente al minimo rischio corso. Se dovete stare in area a rischio pochi giorni, e tenuto conto che è un’area a basso rischio, spesso è meglio concentrarsi su una buona prevenzione con abbigliamento adeguato, spray repellenti e quant’altro, piuttosto che imbottirsi, iniziando diversi giorni prima di recarsi in loco e smettendo diversi giorni dopo,  di prodotti chimici che possono danneggiarci in altro modo. Ci tengo a precisare, comunque che io non sono un medico e consiglio di informarsi presso gli ambulatori ASL della vostra città su cosa consigliano ed eventualmente di ragionare in base a quanto tempo restate in loco e su quanto avete attinto dalle informazioni varie e da lì decidere il da farsi. Vi lascio la mappa del rischio malaria di un sito sudafricano per le malattie in viaggio. MALARIA MAP

LIMITI DI VELOCITA'
50 km/h sulle strade asfaltate, 40 km/h su quelle sterrate, ma i limiti massimi non consentono praticamente alcuna possibilità di fare un serio safari. Abbiamo imparato che la velocità più adeguata è intorno ai 20-30 km/h, ed è bene fare frequenti soste per meglio guardarsi intorno anche con binocolo. L'errore più frequente è quello di sottostimare le distanze e, soprattutto, i tempi di percorrenza. Durante i safari prendetevi il tempo che serve. Inoltre, il passaggio di animali è tale che solo a velocità particolarmente ridotte è possibile evitare eventuali collisioni dalla conseguenze sempre molto spiacevoli, anche nel migliore dei casi. Le collisioni possono avvenire con animali di grossa taglia, ma si deve prestare molta attenzione ad animali minori che possono attraversare la strada, come tartarughe, lumache giganti, manguste, camaleonti (in aprile attraversano tutti la strada!) ecc. 

A BREVE VI RACCONTERO' QUALI SONO I NOSTRI CAMPI PREFERITI E COME CI PIACE VIVERE IL PARCO - STAY TUNED