Vietnam

In compagnia della capo villaggio - Popolo Dzao

Namibia

In auto a Solitaire

India

Taj Mahal - Agra

Sudafrica

Con Hunter - Tshukudu game reserve

Namibia

Presso un villaggio Himba

Visualizzazione post con etichetta Irlanda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Irlanda. Mostra tutti i post

martedì 25 giugno 2013

Irlanda non solo in moto.

Vi ho raccontato la mia avventura in moto, durata ben 28 giorni.
C'è chi quest'estate ne ripeterà una parte, già qualcuno mi contatta per chiedere consigli e per sapere con quale traghetto arrivare.
Ma chi la moto non ce l'ha? Sconsiglio di andare con auto propria, non avrebbe un gran senso, perdereste giorni di tempo e spendereste molto di traghetto.
Meglio allora un fly & drive, più giorni da spendere in Irlanda, viaggio comodo e veloce.
A tal proposito vi voglio segnalare una serie di voli Dublino di Expedia a prezzi davvero interessanti.
Io ne approfitterei, prendete un'auto a noleggio e buon viaggio.

domenica 26 maggio 2013

Irlanda in moto (Il finale)

L'arrivo a Londonderry è carico di emozione, forte è la curiosità di vedere di persona i luoghi teatro dei famosi Troubles, e nella testa gira e rigira il ritornello “ Sunday Bloody Sunday...”
La città è cresciuta a cavallo del Foyle River.
DSD_1277
E' noto il doppio nome Derry-Londonderry che distingue il lato in cui ci si trova, non solo fisicamente ma anche come orientamento religioso: a ovest Derry il lato cattolico, con il cuore della città cinto dalle antiche mura e Bogside il quartiere “delle barricate”.  A est, al di là del fiume, Londonderry la parte inglese con i quartieri protestanti, il nostro hotel (Waterfoot) si trova qui, nel Waterside. Decisamente fuori città, ma comunque comodo e se si è buoni camminatori non necessita nemmeno di mezzi! La sera poi ha un buon ristorante con menù interessanti, e quando si è stanchi la cucina vicino al letto è moolto comoda ;)
Due giorni in questa città passano in fretta fra il visitare il minuscolo ma interessante entro mura, e il quartiere del Bloody Sunday.
DSD_1164 ridotta   DSD_1162 ridotta   
Non si riesce a restare indifferenti davanti al Bloody Sunday Memorial, un semplice obelisco con i nomi delle quattordici vittime della famosa quanto assurda strage, e un nodo prende alla gola... mentre fotografiamo i murales di protesta alcuni passanti ci fanno un cenno d'assenso.
DSD_1175 ridotta DSC_1368 ridotta    DSC_1360 ridotta  DSD_1219 ridotta  
Gli uomini potranno pure decidere di dividere i paesi a loro piacimento, ma la terra una è!Visto che non ci sono frontiere, passare “da un' Irlanda all' altra” è semplicissimo, in realtà, non ci si accorge nemmeno del passaggio, vi sono interi paesi a cavallo dei confini...mi piacerebbe sapere come funziona l'amministrazione comunale. Facciamo un rewind e torniamo nella contea di Donegal per visitare la penisola di Inishowen, e arrivare fino a Malin Head, il punto più settentrionale dell'isola che ci regala ancora panorami spettacolari.
DSD_1320 ridotta        DSD_1312 ridotta
Siamo ormai alle battute finali di questo lungo viaggio, gli ultimi due giorni dedicati alla costa, mentre ci spostiamo verso il nostro ultimo b&b (Ardtrabane House) ci fermiamo a fotografare Dunluce Castle e anche se ce la prendiamo molto comoda arriviamo in anticipo all'alloggio.
DSD_1329 ridotta      DSD_1357 ridotta
Questo b&b meriterebbe un articolo dedicato...i proprietari devono aver subito qualche furto o comunque devono aver avuto qualche brutta esperienza interpersonale..non ricevono prima delle quattro del pomeriggio, va bene, ci può stare, sono al lavoro e non riescono a rientrare prima, ma una sorpresa ci aspetta....mentre attendiamo che arrivi l'ora di accesso alla stanza facciamo uno spuntino al The Nook un piacevole ed affollato pub vicino. Ritornati al b&b ci accoglie il proprietario, ci consegna le chiavi della camera che è davvero bella e ci consegna una serie di depliant dei vari ristoranti dei dintorni, nonché il menù per ordinare la colazione della mattina seguente, ci indica anche un sentiero vicino alla casa che permette di arrivare alla Giant's Causeway, che si trova proprio dietro di noi, senza passare per la biglietteria. Unico buon motivo per dormire qui! Bene, è da questa mattina che abbiamo la “corazza” addosso, ci facciamo una bella doccia e approfittiamo subito del sentiero per andare a vedere lo spettacolo naturale più famoso di questo angolo di mondo. In fondo al sentiero una scogliera si affaccia sul “selciato del gigante”, sinceramente la prima impressione non è entusiasmante, sarà che abbiamo visto tante foto...la Lonely Planet gli ha dedicato la copertina!! Comunque scendiamo, vogliamo vedere da vicino la faccenda, colonne di basalto nero, incastrate tra di loro alla perfezione, di forma poligonale, la maggior parte esagoni e pentagoni, ma se ne vedono anche di altri tipi. Viste dall'alto sembrano le celle di un alveare, viste da vicino sorprende la regolarità delle dimensioni, ognuna di loro può ospitare i piedi di una persona...non di più... Per fortuna che eravamo rimasti leggermente delusi, foto su foto ci fanno perdere la cognizione del tempo, vuoi non scattare al tramonto?
DSD_1478 exp da sito DSD_1482 exp da sito
Non ci rendiamo conto che ormai è piuttosto tardi e dobbiamo risalire la scogliera ed arrivare di nuovo all' Ardtrabane. Al volo prendiamo una giacca per la sera e l'ombrellino e di corsa scendiamo al The Nook sperando di arrivare prima che la cucina chiuda, è veramente molto tardi e di solito per le 21.00 le cucine chiudono. Ecco, l'avevamo detto, al pub la cuoca ha già detto stop. Cosa facciamo? Tornare a prendere la moto e andare al villaggio più vicino non se ne parla, sarebbe un giro a vuoto. Ricordo che nella zona c'è un' hotel e lo cerchiamo. Entriamo e sembra vuoto ma fortunatamente si può ancora cenare, sono le 21.00 in punto, abbiamo rischiato di restare a stomaco vuoto fino al mattino dopo. Sono più o meno le 23.00 quando lentamente rientriamo. Arrivati al b&b ovviamente il portone è chiuso, nessun problema, abbiamo la chiave! Mi sorge un dubbio, abbiamo solo una chiave, possibile che ingresso e camera si aprano con la stessa chiave? Ma così tutti gli ospiti hanno la stessa chiave. Non può essere, edinfatti non è, si saranno dimenticati di darci la chiave del portone! Suoniamo e il proprietario gentilmente viene ad aprire,- Scusi se l'abbiamo disturbata, questo pomeriggio ha dimenticato di consegnarci la chiave dell'ingresso- Chiave? Ingresso? No, non ho dimenticato, non c'è la chiave dell'ingresso, quando rientrate suonate.- SUONIAMO??? Cosa vuol dire suoniamo, cosa vuol dire niente chiave, ma se voi non ci siete tutto il giorno fino alle 16.00, se mi scappa di correre in bagno dove vado??- Spiacente ma queste sono le regole.- No guardi, non è possibile, tra l'altro noi siamo in moto, se domattina viene il diluvio universale mica possiamo starcene in giro ad aspettare che lei torni con l'arca...Insomma, dopo diversi scambi e perplessità, non ci resta che rassegnarci, la casa è blindata. Alle 10.00 al massimo si esce e si rientra alle 16.00, con la pioggia, con la neve, con o senza “cagotto”. Meno male che siamo davvero stanchi perché il nervoso avrebbe anche potuto farci fare una notte in bianco, ci mancherebbe solo quella!- Andrea, Andrea, sveglia... sono le 8.00...dobbiamo alzarci, fare colazione, andare in bagno e prepararci entro le 10.00...lo sai che dobbiamo uscire di qui!Andrea è molto arrabbiato e continua a ripetermi che quando torniamo devo assolutamente mettere una recensione devastante su TA, in realtà le devo ancora mettere, sarà meglio che lo faccia! Insomma lavati, mangiati, vestiti, ma non contenti...ritorniamo all'attacco, abbiamo ancora qualche foto da scattare qui sotto e nel pomeriggio l'intenzione era di spostarsi in moto. Ma mica si può scendere vestiti da raider! Non so come riusciamo a convincere il “capo” a rientrare per le 12.00 ad aprirci per poterci cambiare. Ritorniamo a Giant's Causeway, foto con il sole, rientro puntuale cambio e di nuovo in sella, ultima escursione Carrick-a-Rede Island.
DSD_1509 shl exp da sito    DSD_1551 shl exp da sito
 Può finire una vacanza di pioggia senza pioggia?Arriviamo a Carrick-a-Rede Island con un bellissimo sole, mi ritrovo in mezze maniche, non ci posso credere. La passeggiata fino al ponte sospeso che collega l'isolotto usato per la pesca al salmone, è piacevole, scatti di mare e gabbiani, bei panorami, per passare sul ponte c'è una gran coda così decidiamo di tornare indietro ed approfittare del barettino al parcheggio per pranzare. Meno male.Ordiniamo uova e salmone, una seafood chowder e ci sediamo a tavolino, arriva il temporale, e che temporale, ma noi siamo al coperto! Pensa se avessimo attraversato il ponte, ci saremmo lavati. Caspita che vento, ma questo è proprio un temporale tosto!- C'è qualcuno che ha una moto? C'è presente il proprietario di una moto? Ci sono due moto rovesciate nel parcheggio, il vento le ha buttate a terra..- Cooosa, una moto? Due moto? A terra?Andrea si precipita a soccorrere Gajendra sotto uno scroscio d'acqua che potrebbe essere un monsone indiano, fortuna che ci sono sempre le anime pie disposte a lavarsi per aiutarti, e così riesce a sollevare la moto. E' superfluo dire che è fradicio e la temperatura è precipitata e dobbiamo aspettare quelle caspita di ore 16.00....? La vacanza finisce con la ciliegina sulla torta, una coppia di francesi ha messo la sua Ducati troppo vicino alla nostra moto, l'ha poggiata sul cavalletto laterale, un cavalletto vecchio e troppo sottile..le forti raffiche di vento hanno “tombè” la loro moto “qu' il a tombè” la nostra, hai voglia di scusarsi...e cosa facciamo la constatazione amichevole in francese in inglese o in italiano?? Risultato, torniamo a casa con una freccia rotta e un baule schiacciato, bel finale eh!
Fortuna che nei tre giorni che ci servono per il rientro non succede più nulla di incisivo e sul traghetto i baristi portoghesi si ricordano di noi.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito nel lungo racconto di questo viaggio, e ancora di più tutti quelli che gentilmente lo hanno commentato. Chi invece volesse fare un viaggio simile, ho disponibili le coordinate di ogni luogo e alloggio, chiedo solo una piccola ricompensa. Se invece avete bisogno di aiuto per organizzare, ne possiamo parlare.
 

domenica 19 maggio 2013

Irlanda in moto (ultima tappa nell'Irlanda indipendente)

Questa mattina, mentre consumavamo la colazione nella grande bovindo della breakfastroom,
breakfast106a
una coppia di Torino ci ha suggerito di andare a Doolin per incontrare Dusty, un delfino che da un po’ di tempo stanzia nel porto di questo paesino e interagisce con le persone. E allora, vista la bella giornata, ripassiamo davanti al Centro visitatori delle Cliffs e proseguiamo per circa 6 km.Il porto di Doolin è pieno di gente perché qui partono le imbarcazioni dirette alle Aran islands, facciamo un giretto su e giù per il molo e la spiaggetta attigua, ma di Dusty, nemmeno l’ombra….ci risiamo con la vacanza non proprio fortunatissima!Che si fa? La giornata è veramente bella, è ancora presto e di certo luoghi da visitare non ne mancano. Ci troviamo nella regione del Burren, caratterizzata da colline di calcare di origine carsica, queste strane formazioni, che a me ricordano un enorme cervello sono chiamate “clint” e le fessurazioni tra uno strato di roccia e l’altro si chiamano “gryke”, sembra impossibile ma riescono  a crescerci erba e fiori!
DSC_1354 al   DSC_1350 rot crop al   DSC_1352 al
Allora, direzione Burren centrale, un piccolo tratto di R 478 ci conduce alla N 67 attraversiamo la cittadina di Lisdoonvarna ed eccoci di nuovo in mezzo alle brughiere, come ci piacciono questi spazi silenziosi….Senti Andrea, io ho lo stomaco che brontola, lo so che quando guidi la moto, una curva, un’altra curva… non capisci più niente e ti dimentichi di esistere, ma io avrei fame, uno spuntino non ci starebbe male. Andrea esce dal “tunnel” e si rende conto che ha fame anche lui, raggiungiamo Ballyvaughan e con tanti posti che potremo scegliere, optiamo per un supermercatino Spar. Volendo fare solo uno spuntino di solito questa soluzione è ottima, non oggi, scelta pessima. Non so per quale arcano motivo ci è venuta la malsana tentazione di prendere un pizza allo spazio take away, lo sappiamo bene che è sempre meglio una buona “pie” di carne o di pesce, ma no; oggi siamo intrepidi e così Andrea si mangia quella imitazione di pizza e io, dopo averle fatto una specie di autopsia e tolto praticamente tutto il condimento, mi mangio una imitazione di piadina sporca di pomodoro!
Pensando che era meglio tenersi la fame, risaliamo in moto e ci dirigiamo verso il Poulnabrone dolmen ed il bellissimo scenario dei clint che lo circondano.
Ritorniamo indietro per circa 2 km per imboccare la R 480, e già alla prima curva a sinistra si presenta la visione calcarea, tutte le arrotondate sommità delle colline sembrano delle grandi pietre pomice in netto contrasto ai prati verdi punteggiati di fiorellini gialli. Un’altra curva, questa volta a destra ed ecco che i clint sono perfettamente visibili a lato strada. E’ un continuo susseguirsi di prati e sassi e mentre procediamo e la strada sale verso la sommità della collina i prati svaniscono lasciano posto solo ai sassi che diventano quasi un’unica distesa di roccia calcarea solcata da numerose e profonde spaccature dai cui spuntano ciuffi di erba secca e piccoli cespugli di fiori gialli, e di nuovo prati e sassi, fino ad arrivare al sito archeologico. A capire che si è arrivati non è la vista del dolmen, ma il cartello turistico che lo nomina. C’è un piccolo parcheggio, ci fermiamo e a piedi raggiungiamo il dolmen che in lontananza non è visibile perché si mimetizza con il resto delle rocce biancastre. Ci ritroviamo a camminare sopra la formazione calcarea facendo molta attenzione a dove mettiamo i piedi perché infilarsi per sbaglio in una crepa e prendere una storta non sarebbe piacevole.
DSC_1347 al
Scattate le foto di rito ci prepariamo al rientro, ci aspetta un’oretta di strada, forse qualcosa di più. E’ stata proprio una bella giornata e per rifarci dal triste pranzetto questa sera optiamo per una cena di pesce in un ristorante piccolo e sciccoso con piatti presi dalla cucina internazionale e reinventati a modo…loro.14 agosto, una tappa lunghetta ci spetta quest’oggi, quasi 350 km per arrivare ad Ardara, piccolo villaggio della contea di Donegal, importante centro per la lavorazione della lana e del tweed. In realtà non l’ho scelto per questo ma, perché si trova vicino al Glen Gesh Pass. Una volta tanto ci si alza con calma, la giornata è dedicata al trasferimento, arriviamo a pomeriggio inoltrato, e ci rilassiamo al sole nel giardino della casa che ci ospita, domani si va alle Slieve League.Una stradina tutta curve, proprio di quelle che piacciono tanto agli impavidi raiders si snoda a sud ovest di Ardara verso le Crocknamurrin Mountain Bog, attraversiamo colline quasi completamente disabitate, il vento, a forti raffiche, di tanto in tanto ci sposta la moto, e più ci avviciniamo al Glen Gesh Pass più una leggera nebbiolina ci avvolge in un umido abbraccio. Le solite pigre pecore a perdita d’occhio mentre brucano ci lanciano sguardi interrogativi “cosa ci faranno mai degli umani quassù con questo tempo?” Superiamo il passo e proseguiamo in direzione Carrick  e da li sulla Teelin road, gli scenari cambiano e le colline lasciano il posto al mare, ma lentamente; prima è un fiumiciattolo che sfocia, poi l’estuario si allarga in rigagnoli che sfiorano isolotti di prati verdi e allargandosi prende forma un bel loch (come lo chiamerebbero in Scozia), in fondo… l’oceano. Ma la strada per noi continua e sale di nuovo perché le Slieve League si ammirano dall’alto, proprio da una delle scogliere.
DSD_1128 shl
Meno conosciute delle Cliffs of Moher, sono spettacolari e a noi piacciono molto di più. Con un salto di circa 600 m si tuffano nell’oceano atlantico detenendo, si dice, il primato di più alte d’Europa. La nebbia va e viene, la pioggia arriva e non se ne va più, ci tocca rientrare, ci si rivede in Irlanda del nord, Londonderry  arriviamo!
DSC_1385 con crop

lunedì 13 maggio 2013

Irlanda in moto (una nuova tappa)


E’ ora di salutare Waterville, facciamo i conti con miss Clifford che a sorpresa ci fa uno sconto….non abbiamo capito perché…..o forse è davvero suonata e fa i prezzi in base a come si sveglia la mattina, sta di fatto che i 210 euro preventivati per 3 notti si trasformano in 195 euro, poi ci sarebbero i vestiti lavati…se ne sarà dimenticata? No, no, 195 euro per tutto, che dire, il buongiorno si vede dal mattino….c’è pure il sole!
Avete capito???? C’è il SOLE!!!!!!
Kilkee, arriviamo….
Prendiamo la N 70 che costeggia per finire il giro del Ring of Kerry che arrivati a Tralee si trasforma in N 69 fino ad arrivare a Tarbert, ci tocca ahimè tagliare fuori la penisola di Dingle….ma non si può mica pretendere di vedere tutta l’ Irlanda in un viaggio….giusto?
A Tarbet si prende il traghetto. Per evitare di fare un lungo giro (100km) attorno all’estuario dello Shannon e dover passare da Limerick ci imbarchiamo e paghiamo 9 euri per una traversata di un quarto d’ora. Si sbarca a Killimer, e proseguiamo per gli ultimi pochissimi chilometri che ci restano per arrivare a Kilkee.
 DSD_1020 exp crop
Ma quanto è carino questo paese, Kilkee è meta di vacanze marittime per gli irlandesi e infatti brulica di gitanti in costume. La cittadina si sviluppa attorno ad un bella baia con una grande spiaggia al centro che si trasforma in alte scogliere alle estremità. Alloggiamo sul lato sud e con una breve passeggiata sul lungomare si arriva al centro.
Vista la giornata calda, ci cambiamo e usciamo per la passeggiata esplorativa di Kilkee. Poco sotto il nostro alloggio ci sono le Pollock Holes, delle pozze naturali formatesi tra le rocce, delle mini piscine, dove un numeroso gruppo di ragazzini in muta sta giocando a fare tuffi di ogni tipo. Ci fermiamo a guardarli, divertiti anche noi dal loro entusiasmo, ma senza invidiarli più di tanto, l’acqua sarà più o meno a 16 gradi.
DSD_1000 shl exp   DSD_1007 exp
DSD_1012 exp crop
La spiaggia più avanti è davvero piena di gente, intere famiglie che si crogiolano al sole facendo pic nic, in parecchi  stanno facendo il bagno in costume, è vero che è l’ora più calda della giornata, ma che coraggio!
DSD_1024 shl exp    DSD_1023 shl exp
Noi preferiamo andare a farci un sandwich e una birra, è tardino quando finalmente decidiamo di fermarci allo The Strand, un bel bar con terrazza vista mare, ma abbiamo una fame….i sandwich sono enormi, esagerati per uno spuntino che alla fine ci costerà 23,70 euro. Forse era meglio se si prendeva un the ed una fetta di torta visto che ormai sono le 4 del pomeriggio. Ma alla fine compenseremo con la cena perché, la sottoscritta ancora sazia si accontenterà di una deliziosa chowder (zuppa di pesce bianca) e Andrea del piatto del giorno del Scott’s  pub : fegato di agnello croccante.
Dopo la stupenda giornata di sole, nel tardo pomeriggio il meteo ha avuto un repentino cambio d’umore, intorno alle 8 di sera piove a dirotto e la temperatura scende, è proprio l’atmosfera adatta al pub, che infatti è stracolmo di gente. Con sta pioggia e con sto vento ce ne torniamo in camera e buona notte.
bedr611
Ha piovuto tutta la notte, ma il sole fa capolino e noi abbiamo un bel giro da fare, puntiamo dritti alle Cliffs of Moher distanti da qui una sessantina di km. Ci piacciono un sacco le scogliere, e queste sono le più famose d’Irlanda, ma che delusione. Avevo letto che era stato costruito un centro visitatori per gestire l’afflusso di turisti, ma non mi aspettavo certo una cosa così imponente. Ben mimetizzato nell’ambiente, per carità, ma noi non amiamo i luoghi super organizzati, no, non fa per noi. Memori dei paesaggi selvaggi delle Shetland e delle Highlands cerchiamo qualche stradina che ci faccia bypassare tutto ciò. Anche perché, le guide scrivono che è stato costruito un muretto di sicurezza sui principali sentieri e nei punti panoramici, alto 1,5 m….cioè  4 cm in meno di me….cosa potrò mai vedere?!? E’ vero che si trovano solo nella zona con più affluenza di turisti e che se si prosegue per un certo tratto sui sentieri i muretti finiscono, ma se devo fare trekking preferisco una zona meno affollata e poi, scusate, per me 1,5 m è un muro non un muretto!
Insomma, ci teniamo in tasca i 6 euro per persona (spilorci!), e torniamo indietro perché un km prima di arrivare al centro ho visto una stradina che saliva la collina lato mare, magari troviamo un modo per avvicinarci alla costa. La stradina porta ad una cava e prosegue attraverso i prati destinati ai pascoli e delimitati dai caratteristici muretti di pietra, fatti altri 3 km circa, troviamo uno sterrato e facciamo sgranchire le ruote a Gajendra che si diverte ad affrontare il fondo a tratti decisamente fuori pista….saliamo fino a che la strada viene interrotta da un cancello al di là del quale si trova un gruppo di manzi pezzati. Non nascondo che ci stiamo divertendo un sacco, i diversivi di questo tipo fanno bello il viaggio e ci dispiace essere costretti a fermarci. Ehi ma da qui si vede una torre, sono le rovine della Moher Tower costruita come punto di vedetta per paura di un attacco di Napoleone, e quindi quello è Hag’s Head l’estremità meridionale delle Cliff’s. Perfetto, ma come ci arriviamo? Scavalchiamo il cancello, e se arriva il padrone? L’unico modo per proseguire è attraversare il pascolo e continuare a salire, fortunatamente il cancello non è chiuso a chiave e nemmeno elettrificato, sganciamo il fermo, passiamo e richiudiamo ben bene, adesso siamo in un recinto in compagnia di 5/6…..come si fa a sapere se sono manzi o vitelloni o già tori; tori non credo, hanno un’espressione così giovane…una cosa è certa, sono maschi, speriamo bene.
Con cautela mista a finta noncuranza avanziamo per attraversare il recinto e alla fine ringraziamo i “ragazzi” per averci lasciato passare indenni. Non siamo ancora arrivati, incontriamo un’altra piccola cava, e finalmente ecco la scogliera, siamo proprio in cima, c’è un sentiero a bordo strapiombo che arriva dalle Cliffs e prosegue verso la Moher Tower, scavalchiamo il filo spinato che ci separa dal sentiero e sotto di noi il vuoto, a destra le Cliffs danno sfoggio della loro splendida imponenza,
DSD_1034 shl exp crop
 a sinistra la torre ed uno spettacolo, un arco naturale si stacca dalla scogliera e sembra tuffarsi nel blu dell’oceano formando alti spruzzi di schiuma che in realtà non sono altro che le onde che vi si infrangono contro.
DSD_1028 shl
 Ci siamo noi e una coppia di francesi che ci guardano con un punto interrogativo scritto in fronte, e io penso che hanno ragione, si staranno chiedendo da dove sbuchiamo vestiti così? Non è esattamente l’abbigliamento da trekking! Il vento e i gabbiani sono i soli abitanti, qui e la bolgia di gitanti di qualche km fa sembra non esistere nemmeno, evidentemente la maggior parte di questi si accontenta di fotografare il muretto…peccato che in lontananza a guardarci bene se ne vedano i puntini in movimento.
Torniamo sui nostri passi e riattraversiamo il recinto, i nostri amici a quattro zampe ora sono più vicini al sentiero di passaggio, ma ormai ci conosciamo, no?! Richiudiamo bene il cancello e prima di tornare in sella scattiamo una foto ricordo del gruppetto che si mette in posa per l’occasione.
DSD_1035 exp

mercoledì 24 aprile 2013

Irlanda in moto (Skellig Island)


9 agosto, ricarichiamo la moto e ci trasferiamo a Waterville sulla penisola di Kerry, non è una tappa lunga e per mezzogiorno siamo già arrivati.. Alloggiamo all’inizio del paese sulla strada principale vista mare. Al nostro arrivo ci viene incontro una signora piuttosto “rustica” che non ricorda la prenotazione fatta con circa un mese di anticipo, ma sembra non importagliene molto, le camere non sono ancora pronte e così ci offre the e caffè mentre aspettiamo. Ci  fa vedere un paio si stanze e noi ne scegliamo una al piano primo e sul retro, grande e dove si dorme benissimo. Sul sito del b&b c’è scritto che possono organizzare escursioni alle Skellig Island (assolutamente da non perdere),  così chiediamo alla signora se può aiutarci a prenotare, per l’indomani mattina, i posti sulla barca. Lei si lancia in una serie di telefonate….ci informa che sarà difficile perché il fine settimana è sempre al completo ma ci proverà. Le chiediamo inoltre dove si trova una lavanderia, cerca di spiegarcelo poi ci chiede quante cose abbiamo da lavare e dopo una breve riflessione decide di infilarle nella lavatrice insieme alla sue…..fantastica signora spicciativa…
Facciamo un giro per il paese e spesa in un supermercato acquistando qualcosa per il pranzo che consumiamo sul lungomare ben attrezzato con aree pic nic, ci troviamo così bene con questa soluzione che opteremo per la stessa soluzione anche a cena.
Rientrando per la notte chiediamo se la prenotazione è riuscita e ahimè, l’esito è negativo, ma i barcaioli hanno consigliato di presentarsi al porto l’indomani mattina verso l’ora della partenza delle barche, forse qualcuno rinuncia o non si presenta.
Alle 9,30 del mattino con un splendido sole siamo al porticciolo di Portmagee, e aspettiamo, chiediamo informazioni ai proprietari delle barche per vedere se riescono ad imbarcarci, e aspettiamo. Quando anche l’ultima barca con le sue dodici anime a bordo se ne va, realizziamo che per noi non c’era posto e sconsolati ci rechiamo al The Skellig Experience un centro espositivo che organizza escursioni in barca pomeridiane che non fanno sosta sulle isole, le circumnavigano solamente, ma piuttosto che non vederle…
Il centro espositivo si trova sull’isola di Valentia collegata a Portmagee da un ponte, all’interno vi è un bar, un piccolo negozio di souvenir, una mostra dove è stato ricreato, con modelli a dimensioni reali, uno spaccato delle isole e un auditorium ove viene presentato un cortometraggio (15’) molto bello ed interessante che racconta la storia delle isole. Lasciamo il nominativo per l’escursione che parte alle 14,00, qualcuno ci informerà nel caso venga annullata e ci concentriamo sul centro visitatori, giusto il tempo di seguire il filmato e ci informano che le barche non usciranno quest’oggi perché si è alzato il vento.
Ci risiamo, è proprio difficile capirci qualcosa di meteo in questo paese!!
Va bene, allora visitiamo Valentia, visto che siamo già qua, l’isola non è molto grande ma alcuni punti offrono dei panorami spettacolari, soprattutto nel punto più alto dell’isola Geokaun mountain, si hanno, secondo noi le più belle vedute “aeree” dell’Irlanda…
DSD_0577 exp crop      DSD_0562 crop exp
 Lasciamo Valentia attraversando il Valentia bridge che ci riporta a Portmagee e giriamo a destra per la Skellig Ring, una stradina stretta che percorre tutta la parte estrema della penisola di Kerry, sicuramente la zona meno turistica. Ci piace girare senza meta, scegliendo di volta in volta strade se possibile ancora più strette che si inoltrano nella brughiera e dove puoi girare per ore incontrando solo pecore. E’ così che troviamo un piccolissimo villaggio di cottage perfettamente ristrutturati che impariamo in seguito essere un ritiro di artisti. Non c’è dubbio che solo animi così sensibili potavano ottenere un simile risultato e scegliere un luogo così appartato e bello. Le casette sono tutte in pietra con i tetti di paglia e gli infissi colorati, alcuni rossi, altri verdi e così via, e il panorama è splendido.
DSC_1130 exp crop
Caspita, girando senza meta si può perdere la cognizione del tempo, sono già le 17 e se vogliamo farci una doccia prima di cena sarà meglio rientrare, altrimenti facciamo troppo tardi e la cena salta, inoltre dobbiamo informare la signora che non siamo riusciti ad andare sulle Skellig quindi deve riprovare per il giorno dopo.
11 agosto, una mattina non esattamente bellissima, fortunatamente non piove, scendiamo a far colazione sperando di trovare la prenotazione per le Skellig confermata. Purtroppo però i posti sono esauriti e nessuno ha disdetto, così ci vediamo costretti a tornare al molo di Portmagee ad attendere un miracolo. Il signor Pat O’ Neill è uno dei barcaioli, la proprietaria del b&b gli ha parlato di noi e ci rivolgiamo  a lui appena arrivati al porto, tipico irlandese di poche parole ci viene incontro, riconoscendoci per via della moto, e ci dice di aspettare. Alle 10,00 tutte le barche sono partite, tranne una, già piena delle 12 persone che può trasportare, e finalmente la nostra solita buona stella ci viene a trovare. Pat ci chiama e ci fa salire sulla sua barca, molto probabilmente facendo uno strappo alla regola, tant’ è che le cerate per i turisti sono 12 contate, ma a noi non interessa, siamo ben equipaggiati con le nostre giacche antivento idrorepellenti e tra l’altro gentilmente ci viene lasciato il posto più riparato e si parte signori, destinazione Skellig Michae traversata su un mare abbastanza grosso… Perché è così difficile visitare queste isole? Perché su Skellig Michael si trova un monastero di origine cristiana del 588 protetto dall’Unesco dal 1996. Ogni giorno possono visitarlo solamente un massimo di 180 persone suddivise su 15 barche che partono alle 10 del mattino e rientrano verso le 15,30 del pomeriggio, senza contare il fatto che possono essere annullate le uscite causa mal tempo. In realtà sarebbe meglio prenotare con largo anticipo,cosa che ho scoperto a mie spese, ma via internet pare non si riesca, detto da italiani meno fortunati di noi incontrati al porto, non hanno mai ricevuta risposta. Se parlate un buon inglese potete provare a telefonare.
Mi permetto di fare un paio di precisazioni che ritengo importanti, visto che si trovano poche informazioni al riguardo:
1)      La traversata che dura 1 ora mezza per andare e 1 ora mezza per tornare, può essere piuttosto pesante per chi soffre di naupatia, il mare è praticamente sempre mosso in queste zone, ma lo spettacolo merita il disagio ed inoltre quando si arriva su Skellig Michael si hanno un paio di ore per riprendersi.
2)      Skellig Michael è splendida ma decisamente scoscesa, il sentiero che si percorre per salire al monastero non è particolarmente lungo ma è molto ripido e non facilmente percorribile per chi ha problemi di deambulazione e per chi si affatica facilmente; inoltre non essendo tantissimo il tempo a disposizione per la visita, fare molte soste per riposare equivale ad avere meno tempo per il sito. Altra cosa da non sottovalutare: non esistono protezioni quindi se avete bambini particolarmente vivaci non credo sia un posto adatto. Per chi soffre di vertigini poi è, secondo me, proprio da evitare, visto che avete la parete ripida da un lato e il niente verso il mare, tranne per i primi metri del percorso protetti da un muretto di sassi.
Le barche vanno veloci sul mare ove appare la spuma bianca delle grosse onde, noi siamo puntini colorati che spiccano all’interno di un quadro fatto di sfumature di grigio, ci accorgiamo di essere arrivati in prossimità delle isole perché cominciamo ad incontrare gli abitanti della zona: volatili. Poi, ci appare una macchia nera avvolta dalle nuvole, quasi un immagine ammantata di mistero, è Little Skellig o Skellig Rock, la più piccola e molto più impervia, solo roccia e sule; eh…si, le bellissime sule sono le regine incontrastate di questa riserva ornitologica formando una delle più grandi colonie del mondo, più di 25000 esemplari. Ma non ci sono solo loro, cormorani, gabbiani tridattili, pulcinella di mare, stercorari e tanti altri uccelli oltre a qualche piccola famiglia di foche grigie vi trovano rifugio indisturbato perché su Little Skellig è vietato sbarcare.
DSC_1153 exp cor  DSD_0594 shl
DSD_0910 exp crop  DSD_0591 shl exp crop
A fianco Skellig Michael sorge dal mare come fosse la punta frastagliata e rocciosa di una montagna sommersa, il monastero dal mare non si vede, costruito con l’unico materiale reperibile in loco, la pietra, è ben mimetizzato fra gli spuntoni di roccia e le poche macchie di verde.
Quando sbarchiamo,cosa non così semplice visto il mare mosso, quella che abbiamo davanti è un immagine surreale; è talmente forte la sensazione di isolamento che anche se  appare evidente la scelta dei monaci di costruire un eremo qui, è molto difficile capirla.
DSC_1251 exp
La prima parte del sentiero è semplice, quasi piana e in alcuni punti purtroppo, cementata, vi hanno anche costruito una piccola piattaforma eliporto, che peccato…..speriamo serva per scopi utili….alla fine di questa facile camminata inizia la salita, e inizia di getto, con una scalinata scavata nella roccia dai monaci, che così si agevolarono in qualche modo l’accesso alla zona abitata. Dicono siano 600 gli scalini, io non li ho contati, mi fido sulla parola. La ripida scalinata in pochi metri ha già le prime defezioni dovute a problemi di vertigini e/o di difficoltà. Saliamo fra spuntoni di roccia e macchie di erba verdissima punteggiata di fiorellini bianchi e gialli, ci fanno compagnia i gabbiani e gli stercorari che golosamente attendono un dono commestibile che poi puntualmente si litigano.
DSD_0679 exp  DSC_1167 shl exp  DSD_0778 exp
Una giornata limpida con il sole sarebbe stata bellissima per i colori, il blu del mare, forse avremo visto all’ orizzonte le coste del Kerry county, ma solo così, avvolti dalle nuvole con il vento che sferza il volto possiamo lentamente immedesimarci in quello che deve essere stato il vissuto dei monaci. E l’ascesa diventa quasi un percorso mistico dove le formazioni rocciose acquisiscono spettrali figure che la fantasia elabora a suo piacimento.
  DSD_0774 ok  DSD_0643 exp
Arrivati in cima ci sentiamo letteralmente catapultati indietro nel tempo, stona purtroppo la ressa dei turisti, mi rendo conto che i 180 permessi sono già troppi e affollano il piccolo monastero. I monaci hanno vissuto qui dal VI al XII secolo, veramente un lungo periodo, sarà per quello che sembra quasi di sentirli ancora presenti, o sarà forse la vista del piccolo cimitero con le croci scolpite nella pietra che porta la mente all’ idea che le loro anime vivano ancora questo remoto approdo. E’ incredibile il lavoro che hanno fatto, fondamenta a piattaforma costruite sul ripido pendio, celle e oratorio, muri di contenimento per creare orticelli terrazzati e una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, il tutto fatto solo di terra e muri in pietra a secco. Tutto è ancora perfetto, ben conservato, come se loro non se ne fossero mai andati, mancano solo le verdure negli orti!
DSC_1213 shl   DSD_0747 exp
DSD_0742 exp   DSD_0733 exp
Ahimè, il tempo scade ed è ora di ridiscendere, ci portiamo una strana sensazione dentro, deve essere stata durissima la vita su quest’isola ma abbiamo capito, ora si, capiamo quanto erano sereni….