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sabato 25 aprile 2015

Namaskar... bellissima Kathmandu

Bea e Sadhu























Nel 1992 sono stata in un paese bellissimo, con gente meravigliosa. Un piccolo paradiso in terra con edifici storici unici nel loro genere e così minuziosamente decorati da sembrare merletti... Le finestre in legno, delle case, capolavori di intagliatori di una bravura indescrivibile.

centro di Kathmandu























Oggi un fortissimo terremoto ha distrutto chissà quanti di questi capolavori e ucciso chissà quante di queste splendide miti genti!
Che grande dispiacere nel mio cuore, conosco la paura che si prova quando tutto ti si muove intorno e tu non sai cosa fare.
Svegliarsi nel cuore della notte con i boati che spezzano il silenzio e il letto che sembra indemoniato. Saltare in piedi e non riuscire a starci in piedi, cercare gli affetti, assicurarsi che stiano bene e realizzare che devi uscire... devi uscire di casa.
E noi abbiamo case e, case forti.

Nepal- momenti di vita























In Nepal, la maggior parte delle case è fatta con materiali poveri, non oso pensare alla devastazione, non ho il coraggio di guardare le fotografie che arrivano a testimoniare il disastro.
Certo sono passati tanti anni e io non sono più tornata, molte cose saranno cambiate, ma sono certa che ci siano ancora tantissime case uguali a quelle del '92
Voglio ricordarmela così, come la vidi allora, quando feci fatica a trovare una guida che mi aiutasse a capire dove andare, cosa vedere, come muovermi.
Voglio ricordare la Durbar Square e la Kumari che mi punta i suoi occhi addosso mentre passa sopra la folla seduta sul suo palanchino.

Nepal - Kathmandu























Il nostro accompagnatore, poco più che un bambino, ora sarà un uomo, guadagnava di più lui accompagnando in giro i turisti, che il padre che, se non ricordo male, lavorava in un ufficio.
Ci era stato consigliato da un volontario italiano che lo seguiva e gli insegnava la nostra lingua e l'inglese, l'intenzione era di farlo studiare perché diventasse un buon operatore turistico.
Chissà se ci è riuscito, il ragazzino era bravo e sveglio, ci siamo tanto raccomandati pure noi che continuasse a studiare.
Lui è uno dei tanti frammenti di viaggi che ogni tanto ritornano.
Lui che cammina dondolando la sporta del nostro lunchbox, che alla fine è diventato il pasto di chi ne aveva più bisogno.

Il nostro amico-guida























Lui che l'ultimo giorno, per ringraziarmi dei doni ricevuti, mi portò per ricordo il braccialetto di legno della sorellina, avendo capito la mia passione per i monili tradizionali.
Era così piccolo quel braccialetto che non lo avrei mai potuto mettere, ma è ancora nei miei portagioie!
E c'è il bimbo di Pashupatinath, ricordate?
Chissà che ne è di loro, si saranno fatti una famiglia, avranno una casa?
In tutti questi anni potrebbe essere successo di tutto, ma oggi viene spontaneo sperare che non gli sia mai successo nulla, che il bimbo abbia trovato un futuro migliore e che questo ragazzino sia diventato una brava guida professionista.

Kathamndu e dintorni























E che anche oggi, in questa giornata di devastazione, la fortuna abbia baciato loro la fronte salvandoli.
Chiedo scusa se questo non è il solito post di viaggio, ma ho sentito questo irrefrenabile bisogno di ricordare e di dirlo a qualcuno.

Già lo tsunami del 2004 aveva creato un senso d'angoscia al pensiero di cosa poteva essere successo a chi avevo conosciuto nello Sri Lanka durante questo stesso viaggio. Ma allora non avevo ancora il blog ed ora ho realizzato che scriverne è un modo per ricordarli per sempre indipendentemente da quello che ne è della loro vita.

per le strade di Kathamndu

























Se qualcuno volesse dare un aiuto, oltre alle varie associazioni che potete trovare in questa pagina Facebook, vi segnalo una piccola Onlus che opera in loco dal 2011, Human Traction (post aggiornato il giorno 26 aprile 2015)


martedì 14 aprile 2015

Perù - Taquile - Uno sciamano ci disse

Agosto 1997, siamo sul trenino che da Cusco porta a Puno.

Il viaggio è lungo ma spettacolare, le dodici ore circa trascorrono leggendo e chiacchierando con i vicini di poltrona. Sono ancora pochi i turisti che percorrono questa tratta, facciamo conoscenza con una coppia di Torino sulla settantina. Persone davvero in gamba, lui viaggia nonostante abbia problemi alla vista che non gli consentono di muoversi di notte, e ovviamente ci scatta la stima pensando che anche noi faremo così.
Viaggiare sempre ad ogni costo, a qualsiasi età fino a che uno riesce a supportare l'altro.
Scopriremo poi che nonostante la sua ipovisione questo fantastico viaggiatore riesce ancora a fotografare.

Panorama























Arriviamo a Juliaca che è quasi sera e salutiamo i signori Casotti che scendono dal treno perché l'ultimo breve percorso lo faranno con la guida che li viene a prendere per evitare un'ora di treno in più su un percorso che si percorre in molto meno tempo per strada.
Passa qualche minuto e sentiamo una voce chiamare un nome tanto simile al mio... nessuno ci sta aspettando e ci sembra strano che ci possa cercare qualcuno? Sarà mica che Raia, il nostro amico residente a Calca in qualche modo ci ha fatto una sorpresa? Ci avrà trovato qualche conoscente che ci offre ospitalità?
Andrea scende dal treno di corsa e si dirige verso l'uomo che continua a chiamare Caso...qualcosa...signori Caso...
Riesce a raggiungerlo e quando il ragazzo gli ripete il nome scopre che non è Casoni, ma Casotti, corre da me e mi chiede se mi ricordo come si chiamano i signori di Torino.

Altopiano peruviano






















I successivi dieci minuti saranno decisamente caotici e agitati, Andrea e la guida che corrono su e giù per la stazione a  cercare i signori Casotti e io che salgo e scendo dal treno per cercare di seguirli con lo sguardo e in apprensione perché prima o poi sto treno dovrà pur ripartire! E quindi devo essere pronta a scaricare i bagagli, non posso mica lasciare Andrea a Juliaca da solo!
Ma, tutto bene ciò che finisce bene, trovati i torinesi, Ernesto, così si chiama la loro guida, ci offre il passaggio a Puno con il comodo pulmino 6 posti con cui è venuto e noi accettiamo ben contenti di arrivare in anticipo alla meta.
Sono gli anni della new age, io ho da poco finito di leggere "la Profezia di Celestino" e non posso non menzionarlo con Andrea...d'altra parte cos'è quello che ci è successo se non un flusso di coincidenze?
Ernesto che parla bene l'italiano capisce quello che dico e girandosi dalla mia parte mi dice:
- Tu hai letto " la Profezia" ?
La mia risposta affermativa scatena l'entusiasmo del ragazzo che, come me, è convinto che quelle che sembrano banali coincidenze, siano invece qualcosa di più, e così si offre di farci da guida gratuita, tanto è già pagato dai signori Casotti...e ci propone di seguire il loro programma che prevede: visita degli Uros e due giorni sull'isola di Taquile con pernotto presso le case dei campesinos, basta che noi ci paghiamo i pasti e che facciamo un'offerta a chi ci ospita per la notte.
Insomma, qui "Celestino" ci sta eccome... è esattamente il motivo per cui siamo venuti al lago Titicaca!
Ernesto è così bravo che ci trova anche l'alloggio per la notte in un delizioso quanto buffo alberghetto chiamato Cofre Andino, mentre i signori Casotti pernotteranno nell' hotel più bello di Puno del momento.

Puno - lago Titicaca























Il mattino dopo, di buon ora, parte il mini tour, sarà una giornata intensa e piena di emozioni, di colori, di sorrisi e di sorprese.

Uros -lago Titicaca























Uros - lago Titicaca























Nel pomeriggio, Ernesto ci propone di salire alle rovine di un tempio Inca, che si trova sulla cima dell'isola, per vedere il panorama, che non dimenticherò mai, la giornata è così limpida che si vedono le cime innevate dei 6000 metri della cordillera Real, il lago Titicaca è immenso, sembra il mare!
Stiamo passeggiando fra le rovine quando Ernesto si mette a raccontare che sua nonna è una sciamana molto anziana e che gli sta trasmettendo il suo sapere, se ci fa piacere lui vorrebbe fare un rito propiziatorio per noi proprio lì.

Salita a Taquile























Ovviamente accettiamo tutti perché incuriositi dalla cosa, l'unico problema e che sta facendo buio e i signori Casotti, proprio mentre l'apprendista sciamano sta preparando le nostre "offerte", ci devono lasciare, non potendo girare con il buio è meglio che inizino la discesa per tempo.
Restiamo soli, io, Andrea, Ernesto, soli, all'interno del cerchio di pietre.
La cerimonia riprende, si preparano le offerte, rigorosamente tutte a coppie.
Ognuno di noi deve fare le proprie offerte.
Così mettiamo due foglie di pianta di coca (in Perù è usata per mille cose), due sassolini presi dal terreno, due banconote di piccolo taglio, qualche altra cosa che non ricordo mi pare qualcosa di nostro, che portiamo addosso...sono passati tanti anni fatico a ricordare nei minimi particolari.
Ricordo bene che lo sciamano accende un fuoco al centro della "sala" in cui ci troviamo e anche l'accensione del fuoco mantiene un rituale antico, una volta preparate le nostre offerte, le chiudiamo in un foglio creando un pacchetto, intanto ha fatto buio e non si sente nessun rumore, il cielo stellato ci lascia a bocca aperta, sembra di poterlo toccare. E' una serata perfetta, limpida non troppo fredda e senza vento...

Lago Titicaca - Taquile























Ernesto ci invita a sederci su panche di pietra in un angolo a ridosso del muro di cinta, fuori dalla "sala del rito" ci insegna una sorta di mantra da ripetere per tot volte, ci dice di stare tranquilli rilassati e di aspettare lì senza parlare, concentrati, ad occhi chiusi.
Ogni tanto capita di ripensare a quei momenti e ancora ci chiediamo se davvero è successo o se lo abbiamo sognato o se è frutto di suggestione, ma come è possibile che due persone che non si stanno parlando né guardando avvertano le stesse sensazioni se non è tutto vero?
Come è possibile che entrambi abbiamo sentito un forte vento, quando vento non c'era? E non era una folata improvvisa, perché questa "sensazione" di vento è durata fino a quando Ernesto non è venuto da noi a riferire ciò che aveva visto!
Il vento è iniziato quando lui ci ha lasciato ed è finito quando lui è ritornato, io non so cosa sia stato, magari davvero questo vento c'è stato, ma la casualità di presentarsi e sparire in questo modo è stata la ciliegina sulla torta!
























Il cuore batte a mille mentre Ernesto inizia a parlare delle sue "visioni" e mentre parla si rivolge sempre ad Andrea, gli chiede se fa il ginecologo perché vede un grande utero e tanta acqua...Andrea gli dice di no. Ernesto insiste che l'utero e l'acqua nella sua vita sono due segni fondamentali quindi ci deve essere qualcosa che lo lega a questi due elementi, a questo punto io accenno a un timido... Andrea è figlio unico ed è l'unica ragione di vita della madre, donna molto apprensiva.
Ernesto risponde che questo potrebbe essere la spiegazione all'enorme utero, ma l'acqua??
Eh, sì... l'acqua...
Ma intanto io comincio a spazientirmi... ok tutto... ma, io??
Risposta secca: - tu sei legata a lui.
- Come scusa? Cioè cosa vuol dire? Stiamo insieme, da qualche mese viviamo insieme ok, ma avrai pur visto qualcosa.
- No, solo questo, dove vedo lui, vedo te, tu sei legata a lui.
Poi si rivolge ad Andrea e riprende il discorso dell'acqua che secondo lui nella vita di Andrea ha un ruolo importante...
Si è fatto tardi e scendiamo, io devo dirvi la sincera verità, voglio molto bene al mio moroso, ma sta storia che vede solo lui non mi sta mica tanto bene eh...
Comunque, la fame si fa sentire, il posto è così bello che alla fine mi perdo in altre cose.
e il viaggio continua....

Tramonto sul lago Titicaca
























Settembre 1997, torniamo a casa e da allora... siamo ancora insieme, nel frattempo ci siamo sposati, abbiamo comprato casa, viaggiamo sempre insieme, credo che da allora se abbiamo dormito sotto tetti diversi sarà successo al massimo dieci volte.
L'acqua??? Abbiamo pensato che possa essere quella che gira dentro ai tubi degli impianti che Andrea progetta visto che è un termotecnico e che fra impianti di riscaldamento e impianti antincendio di acqua ne fa girare parecchia. Forse era per quello che il nostro sciamano la riteneva così importante!
E io?? Io, oltre a tutto il resto lavoro anche con lui...penso che possa bastare a spiegare il perché di quel legame, cosa ne dite?
Saranno tutte coincidenze o davvero, come dice "Celestino", era il nostro destino...e il viaggio continua!

N.B. la qualità delle foto non è la solita purtroppo, considerate che sono scansioni di diapositive di 18 anni fa! Anche noi siamo un tantino deteriorati....



























domenica 5 ottobre 2014

Frammenti di viaggi - Riflessioni e Ricordi

Un po' di tempo fa, rispondendo come Guida per caso del Sudafrica nel sito Turisti per Caso ad una persona che chiedeva come poter fare per lasciare indumenti ai più poveri, mi sono tornati alla mente alcuni pezzetti dei viaggi passati.
I primi ricordi sono legati appunto a situazioni in cui mi sono trovata a "donare" qualcosa, ma, come sempre, quando si ritorna con la mente ai viaggi fatti, i flash si susseguono velocemente e così è nato un potpourri di immagini e di volti; da qui nasce l'idea di raccontare degli episodi, a volte belli, a volte commoventi, altre volte comici oppure non proprio simpatici.
Unico filo conduttore è che sono "Frammenti di viaggi"

Pashupatinath, Nepal 1992 -
Sarà che era il primo viaggio e che la meta è stata davvero tosta, di ricordi ce ne sono un'infinità, ma non potrò mai dimenticare un bimbetto che non ho avuto il coraggio di fotografare. Come tanti girava solo per la strada, avrà avuto 4 anni ed era mezzo nudo, ovviamente sporco e affamato. Ho perso il conto di quante volte ho pianto per il senso di impotenza che provavo ad ogni angolo, ad ogni sguardo che incrociavo, ed erano, e sono tanti gli sguardi che ancora incrocio nei miei viaggi perché è più forte di me, l'indifferenza non è parte del mio essere e ho imparato che sostenere certi sguardi con un sorriso a volte, anche se è niente, è comunque qualcosa. E' un prestare attenzione a chi è abituato ad essere ignorato, e non è vero che non serve a nulla  quando ti accorgi che la persona a cui hai sorriso cammina con la testa più dritta, è donargli dignità e anche questo serve!
Ecco, come sempre, quando si ricorda non si riesce a seguire un filo conduttore, la mente riflette e così si perde...
Il bimbo dicevo, camminava solo e faceva l'elemosina, forse non l'avrei nemmeno notato fra la moltitudine di mendicanti se non si fosse avvicinato e di certo non mi ricorderei di lui se non avesse fatto una cosa che al momento mi era sembrata molto strana ma che poi, ho capito essere la normalissima curiosità di bambino. Avevo aperto un fazzoletto di carta per pulire gli occhiali, il bimbo mi si era avvicinato per vedere cosa fosse, mi sono abbassata e d'istinto ne ho preso uno nuovo e gliel'ho dato. Per me era una cosa senza molto senso, cosa poteva farci un affamato bisognoso di tutto di un cavolo di pezzo di carta!!!
Ma un bambino è un bambino in qualsiasi situazione e lui in quel momento non pensava alla fame ma a quella cosa strana che per noi era un oggetto usa e getta e che per lui è diventato una coccola. E ancora, e sono passati 22 anni, mi commuovo e piango a rivedere che si porta il fazzoletto alla guancia e lo strofina per godere della morbidezza...chiudeva gli occhi e si dondolava...
In un attimo, una normalità nei paesi bisognosi di tutto, è arrivata una moltitudine di bambini a vedere cosa teneva tra le mani. Ho dovuto regalare fazzolettini a go go per evitare che glielo prendessero e per fortuna che avevo diversi pacchetti con me!

Baliguda, stato dell'Orissa, India 2005 -
Ho un'amica a Baliguda, non ci siamo mai presentate, non ci siamo dette nulla, la nostra amicizia è fatta di sguardi e di sorrisi, di vicinanza empatica, si è consumata nel breve tempo di un giorno ma è stata intensa e a noi basta.
Arriviamo a Baliguda dopo diverse ore di viaggio sotto un forte monsone estivo. Sono giorni che non smette di piovere, l'intermittenza di pioggerellina e acquazzoni sta inondando le campagne e mettendo a dura prova i villaggi. Ma l'acqua è vita e in India lo sanno bene.

The village of my friend

























Il nostro alloggio è decisamente fatiscente, ma il paese in questione non offre nulla di più. Ci troviamo qui per visitare i villaggi tribali della zona anche se sarà un'ardua impresa visto le condizioni climatiche. Speriamo in una tregua domani. La sosta prevista è di due notti, ma i nostri compagni di viaggio non se la sentono proprio di restare due notti nella stanza ammuffita dell'albergo e non possiamo dargli torto; venisse almeno fuori il sole le cose potrebbero prendere un altro aspetto, ma così è davvero deprimente. Mentre loro discutono telefonicamente con l'agenzia di riferimento sul da farsi, io mi perdo...come sempre...nel presente che mi circonda. Tutto sommato io qui ci sono di passaggio, una notte, due, non fa molta differenza, fra due giorni sarò in un bel resort con piscina e tutto questo resterà un piccolo frammento di viaggio. Ma chi vive qui, la tregua non la troverà mai e quello che mi circonda è veramente povero e misero. Decido di passare il tempo che ci separa da cena facendomi fare il mehndi alle mani dalle figlie del proprietario, le ho viste mentre se lo stavano facendo fra di loro e chiedo se posso "partecipare" pure io.
Il tempo scorre pigro nel caldo umido del monsone indiano, pochi rumori e mosche che ronzano fastidiosamente intorno, poi voci concitate rompono l'apatico silenzio.
Incuriositi cerchiamo di capire cosa succede, una donna chiede aiuto al proprietario dell'albergo che, pare essere la persona più importante del paese; come sempre i più ricchi sono anche i più influenti.
Quanto potrà mai essere ricco il proprietario di una specie di albergo come questo non è dato saperlo, ma resta il fatto che è così.
La donna non trova più il figlio di 9/10 anni, è scappato per paura della polizia.
Passando in bicicletta sulla strada, ha urtato un anziano a piedi che è caduto e l'ha creduto morto o è morto, non riusciamo a capire bene, anche il nostro traduttore ha delle difficoltà a capire il dialetto locale. In realtà il ragazzino non ha nessuna colpa, chi ha visto dice che non l'ha nemmeno urtato ma che è l'anziano che cadendo a toccato la bicicletta, ma fatto sta che il bambino si è così spaventato dell'accaduto che è scappato pensando di dover andare in prigione. In effetti la polizia in questi paesi è così corrotta che per arrotondare lo stipendio farebbe qualsiasi cosa, anche mettere in prigione un bambino per poi spillare denaro alla famiglia per liberarlo.
Ma questa famiglia è poverissima e non potrebbe permetterselo, così la mamma è corsa a chiedere aiuto all'albergatore, e io mi chiedo, cosa le chiederà lui in cambio? Qui nulla è dato gratis!
Mi siedo su una panca nel cortile a guardare e studiare la faccenda in silenzio e dispiaciuta, cercando di capire se noi stranieri possiamo in qualche modo aiutare.
E' così che i miei occhi incontrano quelli della povera mamma e lei, senza dire nulla, mi si viene a sedere di fianco. Le hanno detto di aspettare mentre mandano qualcuno a cercare il bambino.

My friend























E così diventiamo amiche, nel silenzio dell'attesa lei mi si fa sempre più vicina, ogni tanto mi guarda come se volesse farmi capire che sente la mia empatia, ha una mano appoggiata alla coscia e d'istinto la prendo fra le mie, voglio trasmetterle amore, solidarietà, queste donne ne ricevono così poco.
Restiamo così, ogni tanto uno sguardo ed uno timido sorriso, in attesa.
Il buio arriva in fretta ai tropici e del bambino nessuna traccia, lei deve andare a casa ha altri figli ed un marito che deve accudire. Ci salutiamo sapendo che non ci rivedremo più, ma con la certezza che siamo amiche anche senza dirci nulla.
Il mattino ci regala una tregua dalla pioggia, chiedo se si sa qualcosa del bambino, mi sento come se lasciassi un sospeso ad andarmene senza sapere nulla. Pare che nessuno ancora abbia notizie certe.
Ma la vita è bella perché ci dona momenti di grande gioia inaspettati.
Prima di partire per la nuova destinazione, la nostra guida ci informa di aver organizzato la visita ad un villaggio vicino dove vedremo come vivono e come vengono forgiati gli oggetti dell'artigianato locale; piccoli suppellettili di ottone davvero belli e particolari nella tecnica di realizzazione.

friend with baby

























Lì ritrovo la mia amica, mi viene incontro con un bebè e me lo piazza in braccio con un enorme sorriso gioioso. Il figlio è tornato a casa, sta bene e non gli succederà nulla. Restiamo nel minuscolo villaggio, formato da poche famiglie, per un paio d'ore, acquistando statuette e regalando vestiti. Gli uomini improvvisano un concerto di percussioni solo per noi e ci mostrano come nascono le bellissime statuette che abbiamo acquistato. Io sempre con il bebè in braccio, la mia amica sempre di fianco, felice di mostrarmi la sua famiglia.
Tamburi al villaggio

























E' arrivato il momento dei saluti, questa volta sono per sempre, lei mi allunga una mano chiusa a pugno e pone nelle mie un piccolo oggetto, è un anellino di ottone, è un ricordo e per me ha un valore inestimabile.
Ho un'amica a Baliguda.